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Meraviglioso per SOMNIA THEATRI il progetto musicale di Anima Mundi che vede in simbiosi perfetta l'anima del salento musicale con nuove melodie e voci straordinarie.

Si parla. Credo di una nuova spinta, di un nuovo vento. Di un salento che può iniziare a dire esisto e non esistevo, di un luogo che canta e che non ricorda soltanto. Si parte comunque da qui, dalla nostra tradizione, ma non ci si ferma qui, in un ghetto. Si spazia dal jazz al racconto, dalla grecìa al Mondo, dall'amore ad una voglia straordinaria di cambiamento, un cambio di rotta.

Si può dire tutto, tranne che è musica vecchia, tranne che è solo business, tranne che è già stato sentito.

Si può riconoscere in Anima Mundi una voglia creativa che vive oggi e che viene alimentata da quelle persone che ne fanno parte con sensibilità e investimento, convinzione e sguardo lontano, ed è realtà e non solo aspirazione. Non solo sogno. Qui non si sogna soltanto. Qui non si è solo salentini, pe' lu sole, lu mare, lu jentu...

Sei nuovi dischi, oggi cinque in giro per il mondo.

Sognare e basta aiuta solo a deprimersi, sognare e fare aiuta a crescere e ad alimentare gioie e sogni .

Si può dire: FINALMENTE !!!

federico de giorgi

 

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Tis klei

Ninfa Giannuzzi : Tis Klèi
Ogni acqua ha i suoi ritorni; ogni onda ha una spuma ed un vuoto, un suono lontano e familiare. Viaggi e approdi sulle coste del mondo con Tis klèi", a svelare "chi piange", nel ricordo e nel sogno, chi guarda e s'innesta negli sguardi gonfi di inquietudine e malinconia. Un respiro in gola sopseso in nove tracce, attraverso mari sponde e popoli, "raccontati" con voce intensa e phatos.
Voce che è guida, più che interpretazione, voce che insieme alle raffinate sonorità conduce e accompagna per luoghi, tempi e memorie diverse. Tradizioni e modernità, atmosfere scaldate dal sole e anfratti pervasi di storia; Medioriente e Sudamerica, Adriatico ed entroterra salentino; in un unico, emozionale ed emozionante respiro.

Los peces (demo)

 

 

mandatari

Dario Muci: Mandatari
Ciò che non poteva esser detto direttamente alla donna amata, lo si cantava usando, il tramite della serenata. Non vi era innamorato nel salento, che non recasse serenate dietro le porte della donna amata.  A volte l’esecutore di questo tipo di canto non era l’innamorato ma un altro personaggio: il “mandatario”, specie di messaggero d’amore chiamato apposta per cantare una serenata sotto le finestre di una bella fanciulla.
Da qui, il titolo di questo nuovo progetto musicale, “Mandatari” appunto, realizzato dall’incontro di due differenti sensibilita’ artistiche, quella di Dario Muci, di matrice popolare e quella di Valerio Daniele, più orientata verso la musica contemporanea.
Il progetto si propone pertanto come un viaggio acustico nei territori al confine tra musica popolare e jazz, attraverso composizioni originali ed inediti arrangiamenti di alcuni canti della tradizione popolare salentina.
Coniuga le calde sonorità mediterranee con stilemi raffinati mutuati dalla modernità, mantenendo integra la natura sanguigna dei testi dialettali e delle struggenti melodie tradizionali salentine.
Le tessiture armoniche di derivazione jazzistica si intrecciano con le originali linee melodiche della tradizione dando vita ad uno spazio musicale del tutto nuovo, costantemente in bilico tra ricerca etnomusicale e sospensione immaginaria.
Mandatari possiamo esserlo tutti, poiche’ ad ogni istante siamo veicolo di quell’invisibile che abita in noi e vuole esprimersi al mondo, attraverso “serenate” d’amore, di liberta’, di gioia, di pace.

Sia Benedettu (demo)

 

 

nuzzule e parolu


Tonino Zurlo: Nuzzole e Pparolu
Tonino Zurlo è uno straordinario cantastorie e poeta popolare di Ostuni, citta in cui è nato nel Gennaio del 1946.   In attività oramai da oltre trent'anni, osannato da importanti artisti, tra cui Moni Ovadia e Giovanna Marini, Tonino inventa canzoni per  ‘un mondo diverso’, secondo la sua filosofia: ‘non è importante il ritmo del metronomo, ma quello del cuore’.  Fra la tradizione letteraria dialettale pugliese, la musica popolare orale, e le sue originali intuizioni sull’essenza della natura umana e sull’assurdità del nostro tempo presente, le composizioni di Tonino Zurlo sono uno squarcio di umanità rivolto all’uomo contemporaneo che abbia voglia di interrogarsi in profondita’, e porsi in cerca di una verita’ essenziale, in cammino verso una  Nuova Coscienza, verso un mondo migliore che “in realta’ esiste già e attende  soltanto di essere riconosciuto e svelato…”
Il nuovo progetto musicale di Tonino, “Nuzzole e Pparolu” - semi e parole - pubblicato da Anima Mundi (in giugno 2007) e accompagnato da un libretto contenente la sua poEtica, si propone di farci riflettere sul potere insito nelle parole che pronunciamo, dalle quali come dei semi puoi germogliare una forza vitale, a condizione pero’ che esse siano espressione di sincerita’, di un sentimento vero, e trovino nell’interlocutore un altrettanto ascolto autentico. Dice Tonino: così come il seme per trasformarsi cerca la terra, allo stesso modo la parola cerca il cuore per cambiare.  Affinché questo mondo cambi, e’ necessario che le parole ci escano dal cuore. Quando una parola esce dal cuore molte cose puo’ cambiare e questo mondo allora diverso puo’ diventare.

 

Luce luce (demo)

 

 

 

LES TROUBLAMOURS: AMA L'ACQUA

I Balcani incontrano le percussioni del sud Italia, nei ritmi di tarantelle, pizziche e tammuriate dall’emozione accesa, che a loro volta si intrecciano con caldi tappeti ritmici di matrice africana, ai quali si aggiunge il canto, che si fa affermazione di una gioia selvaggia, panica, ed espressione di un blues gitano.

E' difficile parlarne, più facile è sentire una calda gioia se si assiste ad un loro concerto. Con la loro presenza si fa viva una voglia di condividere suoni e momenti in uno spartito che appartiene ad un sud che significa viaggio, e si fa spazio la voglia di cantare e giocare, si fa spazio la voglia di amare l'acqua e il lontano orizzonte.

Sentire il disco aiuta ad immaginare cosa può succedere se un giorno incontrerete questi bellissimi uomini nelle vostre piazze, o teatri, o spiaggie...

Ama l'acqua (demo)

 

 

AVLEDDHA: OFIDEA


Non mi aspettavo di certo che i primi suoni di questo nuovo lavoro degli Avleddha fossero costituiti da un arpeggio di stampo glassiano tipico di un linguaggio, quello minimalista, a me molto caro. Ed è proprio a un ambito puramente linguistico che l’album “Ofidèa” va ascritto, a iniziare dall’aspetto squisitamente musicale, dove gli arrangiamenti si rifanno sia a esperienze sonore tipicamente locali che a quelle “importate”, per poi giungere a quello della comunicazione vocale, o meglio della parola, che è a mio avviso quello che maggiormente lo rende speciale e unico in questa pletora di produzioni discografiche.
E’ l’identità, non certo monolitica, della gente della Grecìa Salentina che permette agli autori di rapportarsi col suo pubblico, in lingua così meravigliosamente e coerentemente “biforcuta”.
Quando conobbi Gianni De Santis fu un incontro a tre: lui, io e una sacàra; l’amico serpente delle campagne salentine, ipocritamente dipinto dall’ignoranza degli erpetofobici come nefando, quasi a voler cercare un capro espiatorio e assolversi dalle proprie colpe. Per rimuovere i propri conflitti? Paura primordiale del peccato originale?
Ma il “dio serpente” non solo andrebbe rispettato, ma andrebbe amato e adorato. Forse, paradossalmente, proprio per la sua natura “biforcuta”, è tutt’altro che bugiardo e falso; è incredibilmente autentico, come questa musica, dai molti volti e nel contempo estremamente solidale con se stessa e che ben rappresenta l’inesorabile quanto necessario dualismo, come quello tra la notte e il giorno in “Inno”; dualismo che genera dolore, e dolore che percuote, come in quel “Travudàci atsilò” cantato con quel consapevole senso di accettazione proprio di chi resta, di chi conserva e di chi racconta. E qui si racconta molto: si racconta dell’animo griko, ...in griko: lingua fiera, forse perché parte di un conflitto, che in quest’album “biforcuto” è efficacemente adottata e che diventa strumento di dialettica pura.
Lingua che altro non è, quindi, che generatrice di vita. (Piero Milesi)

Brano: Travudàci atsilò (demo)
 

 

 

 

 

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