Il teatro è una perdita di tempo
A noi artisti non resta che fare il teatro, come diceva Saba ai poeti
sulla poesia.
AreAzione, la rassegna e non solo, curata da Somnia Theatri a Calimera
in collaborazione con l'assessorato allo spettacolo e il comune di Calimera (Lecce)
è stato l'incontro più efficace di quest'ultimo anno per il
Reggimento Carri, perchè abbiamo fatto del teatro vivo. Oramai ci
capita sempre più di rado.
Federico e Sabrina - oltre ad essere amici cari - con l'ostinazione
che è propria solo dei pionieri e degli incoscienti, stanno perdendo
il loro tempo nel modo più produttivo possibile.
Se portare il teatro vivo, quello delle nuove generazioni, quello
degli artisti che tentano di farsi domande che sono le stesse del
pubblico - tipo: perchè io dovrei stasera mettermi seduto a guardare
qualcuno che parla e si muove sulla scena? e comunque accettano la
scommessa e a teatro ci vanno per darsi la risposta solo a fine
serata - se teatro vivo non è il pappagallamento del divertimento
serale televisivo che tentano di spacciarci come Eventi e Cultura, se
il teatro vivo è anche creare una scuola laboratorio per ragazzi che
altrimenti non avrebbero modo di avvicinarsi alla pratica della
scena, invitare degli artisti a presentare il loro spettacolo, a
tenere seminari con allievi che vogliono sapere dall'interno cosa si
muove quando un attore va in scena, se teatro vivo è pensare che
anche una piccola cittadina di cinquemila anime, nella Grecìa
salentina - ma potrebbe essere l'entroterra padovano, o la provincia
di Enna, o Frosinone perchè di realtà come areAzione ce ne sono ormai
molte in Italia - abbia il dovere e il diritto di vedere quello che
gira nella grandi città, quello che è davvero la realtà vitale del
teatro oggi in circolazione, ebbene se Federico e Sabrina, Somnia
Teatri e il Comune di Calimera stanno facendo questo, stanno
felicemente perdendo tempo. Ed era ora che il tempo si perdesse, che
buttassimo a mare gli orologi e le statistiche - fasulle - e ci
dessimo lo spazio, e il tempo e la voglia di chiederci davvero cosa
fare, darci il tempo di lavorare con lentezza e di far crescere come
una pianta, in modo naturale, le cose. I risultati non sono il tutto
esaurito in platea - anche se ricordo una platea numerosa e curiosa e
un laboratorio fatto coi ragazzi della scuola dove spesso è proprio
la sincerità e la povertà dei mezzi che fa scaturire davvero
l'incontro fra persone - ma quello che davvero succede in modo vivo,
quello che resta nelle persone, quello che passa come socialità e
incontro per una comunità. Il Teatro è un piccolo paese fatto di cose
semplici e di perdita - laboriosa e utilissima - di tempo.
Come diceva qualcuno il teatro è una pianta, che per crescere ha
bisogno di tempo e di dedizione. I risultati sono per noi e per
quelli che verranno. Perdiamo tempo allora, non ci resta che fare
questa cosa inutile e preziosissima, non ci resta che fare il teatro.
E grazie a tutti per aver perso tempo con noi.
Reggimento Carri
Roberto Corradino
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